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Modena Cronaca Nuovi contagi nelle CRA: "Bisogna chiudere le strutture ai rapporti esterni" dice De Vinco di Domus Assistenza

Nuovi contagi nelle CRA: "Bisogna chiudere le strutture ai rapporti esterni" dice De Vinco di Domus Assistenza

49 i nuovi positivi nel modenese di cui 5 ospiti di case protette. Ieri record di tamponi a livello nazionale e in regione

Lascia un commento | Tempo di lettura 279 secondi Modena - 15 Oct 2020 - 08:56

Continuano a salire i numeri del contagio in Italia anche se ieri è stato il giorno record per numero di tamponi dall'inizio dell'epidemia: oltre 152mila quelli eseguiti, che hanno rilevato 7mila 332 pazienti positivi a livello nazionale. Le vittime sono state 43 in 24 ore, 394 i ricoveri. Nelle terapie intensive 25 malati in più, che portano il totale a 539.

E ieri è stata una giornata record di tamponi anche in Emilia Romagna, ben 15.607 quelli eseguiti, il più alto da inizio pandemia. 339 i nuovi positivi, aumentano però i ricoveri e ci sono stati 4 nuovi decessi, di cui uno a Modena.
In provincia di Reggio Emilia sono 57 i nuovi casi positivi, 49 invece quelli nel modenese. Dei nuovi positivi nel modenese 5 sono anziani ospiti delle case protette. Il numero dei casi nelle CRA sale così a 51.

Per i parenti degli anziani a generare il focolaio potrebbero essere stati i trasferimenti di nuovi ospiti direttamente dagli ospedali.

“A questo proposito -dice Gaetano De Vinco presidente di Domus Assistenza a Modena intervistato da Sara Gelli- già a marzo noi abbiamo fatto due esperienze importanti a Spilamberto presso la Cra Roncati e a Carpi presso la struttura Il Carpine dove sono stati creati reparti covid separati dalla restante gestione della struttura stessa con la finalità di accogliere anziani in uscita dall’ospedale quando ci sia necessità di posti letto per le emergenze. Il reparto covid è fortemente isolato e l’anziano può trascorrervi il tempo necessario per uscire dalla positività prima di essere riconsegnato alle attività precedenti, nella propria abitazione o in una Cra”.

Si aspettava che il covid facesse nuovamente la sua comparsa nelle strutture per anziani?

“Le Case Residenza per Anziani appartengono alla società, vivono nel contesto in cui sono inserite. Oggi siamo in una fase della ripresa della pandemia ovunque, anche nelle strutture e Domus Assistenza già da lunedì 12 ottobre ha deciso di sospendere le visite perché siamo convinti che è una delle azioni principali da fare: tenere fuori dalla struttura i rapporti esterni. Nello stesso tempo chiediamo agli operatori di essere prudenti e attenti perché il virus può entrare in struttura attraverso di loro, magari se sono asintomatici”.

C’è qualcosa che si può affinare nei protocolli di sicurezza?

“Nella fase iniziale tutti ci siamo inventati in una risposta. Oggi i protocolli della Regione e gli stessi dpcm strutturano una serie di azioni da mettere in campo ma non ci dobbiamo stupire che il virus possa entrare in una struttura. L’ho già detto, siamo parte della società e, così come nelle famiglie, in una Cra, che è come una grande famiglia, è importante la prudenza, la sanificazione e l’immediato isolamento di un eventuale caso positivo perché così si salvaguarda il resto della comunità presente nella struttura. Oggi, in tutte le nostre strutture abbiamo stanze singole vuote per accogliere eventuali casi che dovessero insorgere”.

A Modena è stata posata la prima pietra di una casa protetta anticovid, cosa significa?

“E’ il frutto dell’esperienza che abbiamo fatto in questo periodo. Si tratta di una struttura da 75 posti che, inizialmente, comprendeva anche il Centro Diurno.  La Regione già dal mese di marzo ha disposto la chiusura dei centri diurni all’interno delle Cra per il rischio di contatti con l’esterno. Domus ha avanzato quindi la proposta, che si sta concretizzando in questi giorni, di trasformare lo spazio che era dedicato al Centro diurno in uno spazio separato dalla struttura, con alcune compartimentazioni (3 aree con 5 stanze per 5 posti complessivi) nell’eventualità di un peggioramento della curva pandemica. Il rischio zero non esiste ma questa separatezza che ci siamo inventati nelle strutture con i piccoli reparti covid l’abbiamo assunta come un dato progettuale proponendo che la prossima struttura sia preventivamente organizzata per affrontare problematiche di questo tipo. Sarà pronta tra due anni e speriamo che a quel punto il covid sia stato debellato ma in ogni caso questa esperienza ci dice che avere spazi strutturati per affrontare curve di contagio (anche non legate al covid) può servire per salvaguardare i nostri ospiti”.

Le strutture chiudono di nuovo e questo può far soffrire gli anziani…

“È stata una delle nostre preoccupazioni anche per quel che riguarda il rapporto con la famiglia che ha sempre vissuto con noi nel periodo pre covid partecipando alle iniziative. Già da marzo abbiamo favorito i contatti attraverso gli strumenti tecnologici predisponendo le videochiamate: manca l’abbraccio, il rapporto fisico, ma abbiamo fatto di tutto sul piano del contatto tra anziano e famiglia mediato dagli operatori che, voglio dirlo, sono stati straordinariamente bravi, capaci e coraggiosi. Sono stati organizzati spazi ad hoc per consentire, soprattutto nei mesi scorsi, le visite a distanza nel rispetto dei due metri molto gradite dalle famiglie. Le relazioni rappresentano un’esigenza sacrosanta e facciamo il possibile”.

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