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Modena Cronaca "Mia figlia a pallavolo con una bimba positiva: tampone solo grazie al pediatra"

"Mia figlia a pallavolo con una bimba positiva: tampone solo grazie al pediatra"

Il racconto di una mamma modenese sui tempi di attesa dell'Ausl. E la risposta dell'Azienda sanitaria

Lascia un commento | Tempo di lettura 294 secondi Modena - 15 Oct 2020 - 09:23

Casi positivi al coronavirus e controlli tempestivi dell’Ausl
Una bimba modenese risultata positiva al tampone il giorno prima era stata ad un allenamento di pallavolo. Una situazione a rischio e che avrebbe dovuto – nel sentire comune- portare ad un rapido intervento dell’azienda sanitaria. Ecco invece che cosa è accaduto:

“Siamo venuti a conoscenza del fatto che una delle bimbe che frequenta il corso di pallavolo con mia figlia fosse risultata positiva al tampone –racconta una mamma a Chiara Tassi- E lo abbiamo saputo solo per via informale, parlando con i genitori, non perché contattati dall’Ausl. Abbiamo saputo anche che la bambina, poi risultata positiva ha frequentato l’allenamento a tampone già eseguito ed in attesa dell’esito, mettendo quindi potenzialmente –e “consapevolmente”- a rischio tutti gli altri bambini presenti in palestra. Saputo della positività io ho contattato il call center dedicato dell’Ausl chiedendo come dovevamo comportarci e mi è stato detto che a breve ci avrebbero richiamato loro.
Noi abbiamo aspettato, in mezzo c’è stato il week end, abbiamo continuato ad aspettare. Intanto per correttezza siamo rimasti tutti chiusi in casa, tenendo mia figlia a casa da scuola. Dopo 4 giorni senza alcun contatto da parte dell’Ausl ho però deciso di chiamare la pediatra: senza il suo intervento non saremmo ancora riusciti ad avere il tampone, di cu ora attendiamo solo l’esito. Poi per fortuna la nostra pediatra ce lo ha prescritto, altri pediatri non hanno ritenuto opportuno farlo per cui questi bimbi sono ancora tutti in attesa di essere contattati dall’Ausl”.

Quanti giorni sono passati da quando avete chiamato l’Ausl dopo aver saputo della positività della compagna di pallavolo?

Cinque.

Quindi in 5 giorni l’Ausl non si è fatta sentire e voi avete deciso quindi di chiamare il pediatra?

Esatto.

E in questi giorni chi sta tenendo la bimba? Voi?

Certo. Ci siamo dovuti organizzare perché ai nonni non la si poteva lasciare, la baby-sitter non ci siamo sentiti di chiamarla e perciò stiamo rimanendo a casa noi con lei, con tutti i problemi che questo comporta.
 

Dopo il racconto di questa mamma abbiamo quindi contattato l’Ausl di Modena per capire se quanto accaduto sia frutto di una situazione eccezionale o se i tempi dell’igiene pubblica siano questi.
 

“Come avete visto i casi stanno tornando ad aumentare e questo ha comportato un allungamento dei tempi per le inchieste epidemiologiche. – spiega il dott. Davide Ferrari, direttore del dipartimento di Sanità Pubblica, sempre intervistato da Chiara Tassi - Una volta che riceviamo l’esito di un tampone positivo, entro le 24 ore contattiamo il soggetto per dargli le prime informazioni, disporre l’isolamento e cominciare anche a raccogliere informazioni sui contatti per poi poter svolgere l’inchiesta nel modo più completo possibile.
Va anche detto che rispetto al periodo del lockdown, in cui i contatti erano limitati al contesto famigliare o poco più, con la ripresa di tutte le attività ovviamente i contatti sociali sono aumentati molto e questo rende anche più complesse le inchieste, perché non c’è più solo l’ambiente famigliare ma anche la scuola, lo sport, ecc. Quindi purtroppo si, in questo momento abbiamo un ritardo di qualche giorno nel completare le indagini”.

Questa seconda ondata però era ampiamente prevista: così come abbiamo aumentato i posti in terapia intensiva e “lavorato” sulle questioni più strettamente mediche, non era possibile assumere per tempo più personale per svolgere proprio le indagini epidemiologiche e quindi tracciare eventuali casi positivi?

Stiamo cercando personale in più, risorse in più, proprio per recuperare questo gap che si è creato in questi ultimi giorni. Contiamo di avere a brevissimo risorse aggiuntive per poter recuperare questo ritardo.
Intanto comunque chi crede di essere entrato in contatto con un caso positivo –in attesa di essere contattato dall’Igiene Pubblica- è importante che presti la massima attenzione alle misure di prevenzione – distanziamento e utilizzo di DPI- e le massime cautele per proteggere le persone che gli stanno vicino.

Questa mamma ci ha detto, una volta saputo della positività della compagna di pallavolo, di aver contattato subito il call center dell’Ausl. E’ la procedura corretta?

Si, è il procedimento corretto. Le è stato detto che l’avrebbero richiamata, ora come Ausl dobbiamo accelerare i tempi di questa richiamata e ridurre il tempo di attesa.

Questa bimba, poi risultata positiva, il giorno prima dell’esito del tampone era stata a pallavolo. Poteva farlo?

Per quanto riguarda la gestione dei casi rilevati in ambito scolastico le indicazioni regionali prevedono che nel momento in cui c’è un caso positivo in una classe per i compagni venga previsto il tampone – da eseguire in un paio di giorni- ma non l’isolamento: i ragazzi continuano a frequentare la scuola con l’uso della mascherina e l’indicazione di prestare la massima attenzione alle misure di prevenzione e distanziamento. Insegnanti o compagni di classe di un positivo, infatti, non sono ritenuti contatti stretti ma occasionali.

Foto di repertorio

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