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Caso Boschi: in programma un incontro tra amministrazione e genitori

Intanto continuano le proteste per la composizione di classi completamente squilibrate

Lascia un commento | Tempo di lettura 310 secondi Modena - 05 Oct 2018 - 10:46

Della questione bimbi stranieri all’interno delle scuole modenesi ci eravamo già occupati mesi fa, in tempi non sospetti, quando la scuola era finita da poco ma le difficioltà all’orizzonte erano già ben chiare.
E la pausa estiva non ha sbrogliato problemi che, se non vengono affrontati dall’amministrazione, di certo non si risolvono da soli. Un esempio su tutti è quello che accade alla scuola dell’infanzia Boschi di via Ferrari, proprio di fronte all’hotel Michelangelo, a Modena. Su 75 bambini che frequentano la scuola, ben 68 sono stranieri, la maggior parte di questi –così come i loro genitori- non parlano l’italiano. Una situazione che rende difficile la comunicazione non solo tra i piccoli.

“Facciamo fatica a parlare gli uni con gli altri anche noi genitori– dice una mamma straniera intervistata davanti a scuola, in un italiano stentato- Abbiamo avuto l’assemblea all’inizio dell’anno, ma nessuno di noi ha parlato…”.
“Almeno si doveva avere una classe con metà bimbi italiani e metà stranieri –dice un’altra mamma, pure lei straniera, ma moglie di un italiano ed il cui figlio, è l'unico italiano in una classe di 24 bambini- Ma quando l’ho fatto presente mi è stato risposto di non dire nulla o sarei stata definita razzista”.
Ma quali sono i problemi che ogni giorno questi bimbi e le maestre devono affrontare proprio a causa di questi numeri così “sbilanciati"? A risponderci la stessa mamma: “Nessuno parla: i bimbi non sanno l’italiano e moltissimi genitori nemmeno. Come possono questi bambini imparare l’italiano?”.

“Si crea veramente un grave problema di comunicazione –continua una mamma italiana il cui figlio, 3 anni, è in una classe di 25 bambini, di cui 3 italiani tra ghanesi, senegalesi, marocchini e filippini- E’ una classe arcobaleno, e a noi va bene, non è una questione di razzismo. Il problema è che così, senza che nessuno comprenda l’altro, non si riesce a lavorare: non ci si capisce nelle riunioni, le maestre non riescono a comunicare non solo con i bimbi, ma spesso neanche con i genitori. E nemmeno tra noi genitori non c’è alcun contatto. Io sto pensando di spostare mio figlio, non è questa la comunità in cui voglio farlo crescere. Perché in questo modo non si crea una comunità, è  solo stare uno nello stesso luogo fisico dell’altro”.

E l'amministrazione? Al tempo del nostro primo articolo avevamo chiesto spiegazioni all’assessore all’istruzione del Comune di Modena, Gianpietro Cavazza, che ci aveva dato poche risposte e piuttosto vaghe (clicca qui per leggere). Alla luce di queste nuove proteste dei genitori lo abbiamo interpellato di nuovo: “Avere un cognome straniero non significa essere stranieri – premette Cavazza intervistato da Giada Chiari- Per quanto riguarda il caso specifico delle Boschi abbiamo già messo a punto alcuni interventi specifici per migliorare l’offerta pedagogica-educativa, come corsi di musica o di teatro in cui si parlerà, e si imparerà, l’italiano”. Ma che ne è stato dell’accordo firmato lo scorso anno scolastico tra amministrazione e istituzioni scolastiche volto a tutelare l’equilibrio socio-economico-culturale delle singole classi delle scuole dell’infanzia (accordo che però, lo ricordiamo non contiene numeri, non contiene tetti che possono –o non possono- essere sforati, ndr)? “L’accordo prevede di costruire classi più equilibrate. Abbiamo fatto la sperimentazione, ogni anno si vede come va, è evidente che ogni anno ci saranno delle modifiche. Nel caso delle Boschi vuol dire che c’è la necessità di essere ancora più coerenti con gli impegni presi”.

Il Comune vuole fare integrazione, ma i primi ad attuare una forma di razzismo sono proprio loro, nei confronti dei nostri bimbi, italiani o stranieri che siano, perché così nessuno può imparare” ci dice un’altra mamma di un bimbo di 3 anni, anche lei italiana “Io tra l’altro avevo già avuto un figlio alle Boschi. Ora è alle elementari ma i problemi c’erano già allora: 3 italiani e 22 stranieri. Quindi Cavazza non dica che sono problemi nuovi e che verranno risolti con il tempo!” Ma con un’esperienza difficile alle spalle, perché ha deciso di mandare alle Boschi anche il secondo figlio? “Dato che io non lavoro –continua la mamma- non avevo i punti necessari per accedere alle scuole vicino a casa, che sono comunali. Ma ci sono anche altre mamme che stanno vivendo questo disagio insieme a me, che non hanno messo le Boschi come prima scelta e si sono comunque ritrovate qui. Allora mi chiedo: come procede il Comune? Per punteggio o per preferenza?”.

Il 16 ottobre è in programma proprio alle Boschi un incontro tra genitori e amministrazione comunale alla presenza anche dell’assessore Cavazza. Saranno tante le domande che le mamme e i papà porranno al Comune. E di certo non si accontenteranno di risposte vaghe.

Chiara Tassi

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