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Modena Cronaca In prima linea al pronto soccorso: la testimonianza di un medico

In prima linea al pronto soccorso: la testimonianza di un medico

“Torno a casa è ho paura di essere infetto, di contagiare i miei figli, di portare questo virus in giro anche se non l’ho contratto”

Lascia un commento | Tempo di lettura 243 secondi Modena - 26 Mar 2020 - 13:00

Sono oltre 5.000 gli operatori sanitari italiani contagiati da Covid-19. Emerge da una lettera inviata dal sindacato Anaao Assomed al presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro in cui viene chiesto di intervenire immediatamente per garantire gli strumenti di protezione individuale e più tamponi. E mentre a Carpi, dati della stessa Ausl, sono già 48 i sanitari risultati positivi, in Italia altri 4 medici sono morti e il totale sale a 29 vittime.

Giorni difficili questi per tutti gli operatori sanitari come testimonia un medico d’emergenza del pronto soccorso che preferisce rimanere anonimo, intervistato da Chiara Tassi…

La situazione è quella di un flusso incostante ma sempre presente durante la giornata di pazienti con difficoltà respiratorie più o meno importanti che colpisce pazienti anche abbastanza giovani e sani. E’ vero che la maggior parte delle persone colpite in maniera grave è anziana, ma ci sono anche giovani. La fortuna è che tutta la stragrande maggioranza di persone che si recava in pronto soccorso per problemi che potevano essere demandati al medico di base e che intasavano il pronto soccorso ora non ci sono e questo ci consente di fare il nostro lavoro.

Fin dall’inizio è stato detto non recatevi al pronto soccorso se avete sintomi, ora chi arriva da voi viene portato in ambulanza o ci sono anche persone che arrivano da sole?

I pazienti che arrivano in ambulanza sono quelli che fanno fatica a respirare, poi ci sono pazienti che non trovano risposta dal medico di base o ai numeri predisposti perché le linee sono subissate di chiamate, e così di presentano in PS. Devo dire che però mentre c’è stato qualche problema all’inizio attualmente i medici riescono a fare un buon filtro.

Tu al pronto soccorso sei in prima linea con i pazienti risultati positivi?

Sì, abbiamo cercato di creare una zona “pulita” e una zona “sporca” per quanto riguarda il problema coronavirus e noi ci troviamo nella seconda, quindi siamo sempre bardati da capo a piedi con tutte le protezioni, le mascherine anche doppie, le tute e i camicioni. Prendiamo in carica i pazienti, li visitiamo e li teniamo con noi finché non troviamo un posto letto. E questa è la difficoltà più grande perché i posti stanno scarseggiando…

I turni di lavori sono cambiati rispetto a prima?

Siamo riusciti a mantenerli più o meno normali come quantità di ore ma la l’intensità del lavoro è molto più alta. Non è così nei reparti e nelle terapie intensive dove medici ed infermieri fanno dei turni massacranti avendo aumentato di molto i posti letto.

Lavorare con il rischio di poter contrarre il virus è molto stressante?  

Tantissimo. Anche perché torni a casa e devi stare con la famiglia, ci sentiamo sempre potenzialmente infetti. Io ho tre figli, mia moglie fa anche lei il medico e ci alterniamo con loro ma non possiamo portarli dai nonni, dagli zii. Ci sentiamo anche in colpa quando andiamo a fare la spesa perché ci sembra di portare in giro il virus anche se non l’abbiamo contratto. Senza contare di quanto ti senti preso in giro quando vedi gente che va nei supermercati senza mascherina o che va a fare la passeggiata...

Pensi che sia giusto fare il tampone a tutti i sanitari?

Credo che sia giusto farli a tutti i pazienti ricoverati per sapere se possono stare in camera con pazienti infetti o non infetti. I tamponi per i sanitari credo servano a poco, perché comunque finché si sta bene è giusto continuare a lavorare. Poi lo si fa sempre con le protezioni adeguate, imbustati completamente, quindi è molto improbabile che si contagi o si venga contagiati. Non penso che sia utile fare il tampone a chi sta a casa se non per fini epidemiologici per capire come questo virus si è mosso.

Da medico cosa hai pensato sentendo che ai calciatori facevano il tampone mentre a voi no?

Siamo in Italia e il calcio viene prima di tutto…

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