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Modena Salute Le videochiamate ci permettono di ritrovare e scambiare sguardi: i consigli della psicologa

Le videochiamate ci permettono di ritrovare e scambiare sguardi: i consigli della psicologa

Stare tutto il giorno in casa poi, con convivenze forzate, può mettere a dura prova i nostri nervi. Intervista alla psicologa Sandra Frigerio

Lascia un commento | Tempo di lettura 588 secondi Modena - 27 Mar 2020 - 10:24

La situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo coinvolge tutti. E’ dunque normale sentirsi preoccupati, impotenti, spaventati o confusi. Il cambiamento delle abitudini di vita, scolastiche, lavorative e sociali, influisce sulla vita di adulti, bambini e anziani determinando numerose difficoltà. Stare tutto il giorno in casa poi, con convivenze forzate, può mettere a dura prova i nostri nervi, generare stress e provocare una sorta di “fame d’aria”. Quali strategie  e buone norme di comportamento occorre quindi adottare per gestire questo isolamento sociale imposto e non cedere all’ansia e alla paura? Come possiamo non cedere al panico? Cosa possiamo fare per proteggere i più piccoli, salvaguardandone la serenità? Lo abbiamo chiesto alla psicologia carpigiana Sandra Frigerio.

Nell’attuale difficile momento, le persone sono messe a dura prova e molti accusano sintomi d’ansia o attacchi di panico. Quali strategie e buone norme di comportamento si possono adottare per affievolire la paura?

“La paura è un’emozione innata che abbiamo sin dalla nascita perché utile alla sopravvivenza: ci attiva per difenderci dai pericoli che ci circondano. Poi si attivano alcuni meccanismi cognitivi nel momento in cui si valutano le situazioni e si prendono decisioni, che però possono determinare l’ampliamento della nostra paura: se si percepiscono, ad esempio, i rischi come incontrollabili, sconosciuti e rari la paura rischia di trasformarsi in panico. In questo caso è importante concentrarsi sul presente, respirare lentamente e profondamente per evitare azioni impulsive e riflettere sugli strumenti che possediamo per proteggere noi stessi. L’ansia invece si presenta come uno stato di allerta, come se stesse per accadere qualcosa di terribile e indefinibile. Chi presenta sintomi d’ansia cerca risposte fuori da sé con risultati poco rassicuranti. In questa condizione è consigliabile proteggersi da notizie allarmistiche che non fanno altro che alimentare pensieri negativi e distruttivi. Bisogna parlare con persone di fiducia ed eventualmente non provare vergogna e rivolgersi a psicologi che possano dare sollievo e aiuto in momento così delicato. Molti psicologi colleghi, come me, si rendono disponibili tramite consulenze a distanza (telefoniche o videochiamate) per dare supposto psicologico a chi ne avesse bisogno”.

Siamo bombardati da ininterrotte informazioni sui numeri dei contagiati e sulle regole da seguire per limitare i pericoli di contrarre il virus. Questa sovraesposizione di informazioni incide sull’ansia?

“Il Coronavirus non è un fenomeno che ci riguarda individualmente. Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi. Farsi prendere dal contagio collettivo del panico porta a ignorare i dati oggettivi e la capacità di giudizio può affievolirsi. Un esempio di decisione avventata e irrazionale è stato prendere d’assalto i supermercati nel momento in cui si è diffusa la notizia delle restrizioni delle zone rosse. Si è preoccupati della propria vulnerabilità e di quella dei propri affetti e inconsapevolmente si tenta di renderli invulnerabili. Ma la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è controproducente perché può rendere oltremisura ansiosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo arroccati su se stessi. I media e i social network producono una sovraesposizione di informazioni che possono produrre effetti distorsivi perché focalizzate su notizie in rapida e allarmante sequenza sui singoli casi e sui dati complessivi e oggettivi del fenomeno. E’ importante tener conto di questo effetto e non passare il tempo a inseguire le notizie sul Coronavirus. L’esposizione continua a questo sovraffollamento di informazioni via web, radio e TV fa rimanere in stato incessantemente eccitatorio il nostro sistema di allerta e paura. Per questo motivo è preferibile scegliere uno o due momenti al giorno nei quali informarsi, da fonti ufficiali come il Ministero della Salute www.salute.gov.it/nuovocoronavirus” e l’Istituto Superiore di Sanità www.epicentro.iss.it/coronavirus”.

Reclusi in casa molte abitudini saltano come si può tenere occupata la mente e gestire lo stress?

“Questa emergenza ci vede in una gestione del tempo totalmente nuova e senza regole. Eravamo abituati a correre in tutti i settori, a scapito del nostro tempo di mantenimento (sonno e alimentazione) e delle relazioni sociali coi propri affetti. Il Coronavirus ha prepotentemente sconvolto i nostri ritmi e trovarne di nuovi è necessario per il nostro benessere psicologico e fisico. E’ consigliabile, quindi, creare nuove routine, che diano cadenza alle nostre giornate e relazioni. Ogni essere umano per restare in salute e non sviluppare sensazioni di ansia, che indeboliscono il nostro sistema immunitario, ha bisogno di sentirsi in uno stato di sicurezza, altrimenti mette in atto meccanismi di attacco, fuga o impotenza che probabilmente molti già avranno vissuto in questi giorni. Per salvaguardarci, abbiamo bisogno di sentire che gli altri sono nella nostra stessa condizione. Per farlo possiamo usare la messaggistica, email, telefonate, ma la videochiamata ci permette di ritrovare e scambiare sguardi, sorrisi o anche pianti. In un momento di fragilità non dobbiamo sentirci soli e possiamo mantenere e ricercare le relazioni sane, quelle che ci fanno stare bene. In questo momento storico e sociale il punto focale sono le Relazioni. Fare attività fisica è un altro punto fondamentale per stare bene psicologicamente e ha una potente funzione antidepressiva. Si possono provare attività di meditazione, pilates, yoga, seguire lezioni con tutorial online, eventualmente videochiamando amici per condividere in gruppo la lezione. Anche in questo caso è consigliato fare le attività in giorni fissi, come eventualmente si faceva prima di questa emergenza. Ovviamente per il bene collettivo e un senso civico queste attività si devono svolgere in casa, eventualmente davanti alla finestra, in balcone o nel proprio cortile privato. Anche se le nostre abitudini e impegni sono cambiati è consigliabile non trasformare il tempo dell’isolamento in un tempo disordinato: lavarsi e vestirsi (non indossando il pigiama durante la giornata), rispettare gli orari dei pasti, privilegiare un’alimentazione sana e corretta, scandire appuntamenti o piccole attività che sostituiscano il tempo lavoro, se questo si è dovuto arrestare. La difficoltà più grande è autogestire il proprio tempo stando dentro casa, rispetto alla vita di prima in cui il tempo era dettato dall’esterno”.

Anche la routine di bambini e ragazzi è stata stravolta: è giusto spiegare ai più piccoli cosa sta accadendo? Se sì, come?

“I bambini possono reagire allo stress in modi diversi (arrabbiandosi, agitandosi, bagnando il letto, facendo capricci col cibo…). Occorre rispondere alle loro reazioni ascoltando le loro preoccupazioni e prestando loro attenzione. Bisogna dedicare un tempo consapevole, usare gentilezza e rassicurazioni, giocare con loro e rilassarli. Seguire la routine dei compiti, dell’igiene personale e delle autonomie, così come avveniva negli ambienti educativi, alternando momenti di gioco e rilassamento. I bambini si fidano di noi e si affidano a noi. Se gli adulti sono disorientati, ansiosi, agitati, i bambini replicheranno le stesse emotività e disorientamenti. E’ consigliabile fornire spiegazioni su ciò che è accaduto e cosa è in corsa, dando informazioni chiare e vere su come ridurre il rischio del contagio con parole adeguate alla fascia di età. E’ utile dare degli orari in cui i bambini possono usare tablet e computer (per trovare idee e attività creative, ascolto di audiolibri) e poi cercare di condividere il tempo insieme, anche in attività pratiche come sistemare casa, cucinare, riordinare i giochi, raccontare fiabe e dedicare un tempo di ascolto attivo e consapevole”.

Quali accorgimenti si possono adottare per sostenere i più giovani in questo momento? Cosa possono fare le famiglie?

“Per gli adolescenti accettare l’isolamento forzato è particolarmente difficile perché hanno bisogno dei contatti con i loro amici e sono in una fase di ribellione e criticità verso i genitori. I genitori devono avere la capacità di non spazientirsi e di essere consapevoli che per questi giovani è normale arrabbiarsi se non possono uscire. Gli adolescenti vivono una fase di crescita in cui il gruppo amicale è il punto di riferimento, nel quale ricercare modelli e condivisione, e l’idea non poterlo vivere appieno può creare rabbia e frustrazione. In più gli adolescenti tendono a non preoccuparsi di un pericolo immateriale ma percepiscono maggiormente quelli concreti.

Anche per loro, quindi, è bene mantenere le routine scolastiche attraverso gli strumenti che tutte le scuole hanno attivato e le relazioni amicali con gli amici tramite le tecnologie e videochiamate. Da questo punto di vista gli adolescenti possono dimostrare le loro competenze di nativi digitali e rendersi d’aiuto eventualmente con genitori o nonni meno esperti. Anche loro hanno bisogno di ricevere un tempo di ascolto e condivisione familiare, in cui poter scambiare pensieri ed emotività”.

Questo stravolgimento delle nostre attività quotidiane determina indubbiamente una necessità di adattamento alla nuova situazione che può comportare difficoltà e disagi ma per certi versi rappresenta un’opportunità.

“Il cambiamento in molte occasioni viene vissuto dalle persone in modo negativo, addirittura con reazioni di shock o rifiuto. In realtà ogni cambiamento determina nuove forme di adattamento e apprendimento. Di sicuro non avremmo voluto sperimentare su noi stessi il potere del cambiamento con questa modalità, ma da questa esperienza dobbiamo cercare di tirar fuori le risorse che possediamo e che possono permettere di crescere positivamente, seppur attraversando frustrazione, paura, rabbia, tristezza. Per superare la confusione dei nostri pensieri possiamo scrivere, fare una lista delle cose che avremmo voluto e dovuto fare, leggere libri che diano anche il tempo della distrazione, riprendere uno strumento musicale che avevamo messo da parte, migliorare le nostre relazioni anche a distanza. Internet ci offre tantissimi spunti, ma la cosa migliore è partire dalle cose che ci fanno stare bene, che ci permettano di partire dalle nostre emozioni, bisogni, esperienze, ricordi. In questo modo riusciremo a mantenere allenata la nostra mente, ad esplorarci interiormente e a imparare cose nuove”.

Jessica Bianchi

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