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Virus Cina, che cos’è e come ci si può difendere?

Intervista alla prof. Mussini, direttore di Malattie Infettive del Policlinico di Modena

Lascia un commento | Tempo di lettura 218 secondi Modena - 23 Jan 2020 - 11:16

È atterrato poco prima delle 5 di questa mattina all’aeroporto di Fiumicino l’ultimo volo proveniente da Wuhan: la metropoli cinese è stata infatti isolata per contenere la diffusione dell’epidemia del coronavirus. Intanto sono salite a 17 le vittime per il virus cinese e domani l’Oms deciderà se dichiarare l’emergenza globale. Per saperne di più sul coronavirus Sara Gelli ha intervistato la prof. Cristina Mussini direttore della Struttura di Malattie Infettive del Policlinico di Modena…

Che notizie si hanno ad oggi sul coronavirus?

“Innanzitutto sappiamo che è una zoonosi, quindi simile alla Sars, che, se vi ricordate, veniva trasmessa dai furetti venduti all’interno dei mercati cinesi. L’origine delle epidemie, tra cui anche l’aviaria che colpì i volatili, in questi paesi è legata allo stretto contatto tra gli animali e gli esseri umani.

Questo coronavirus sembra avere una mortalità nettamente inferiore a quella della Sars ma si è verificata la possibilità di trasmissione interumana. Considerando che in Cina ci sono due miliardi di abitanti e tanti vi fanno ritorno occasionalmente pur abitando altrove, se aggiungiamo i turisti e le persone che lavorano e commerciano con la Cina, la popolazione soggetta a questo virus è molto numerosa”.

Come si manifesta il coronavirus?

“I sintomi del coronavirus sono molto simili a quelli dell’influenza, a partire da tosse, mal di gola e febbre, cioè sintomi molto generici: ciò che determina è una polmonite virale come era quella della Sars. Se prende a livello polmonare in modo importante si può arrivare all’exitus cioè i pazienti possono anche morire”.

Esiste un vaccino? Quello dell’influenza è efficace?

“Il vaccino per l’influenza non può funzionare perché sono virus completamente differenti. Non funziona assolutamente nulla perché è impossibile avere il vaccino di un virus che è appena stato trovato. È già molto importante averlo individuato. Non esistono nemmeno terapie eradicanti che portino alla guarigione. Esistono terapie in grado di mandare in latenza i virus herpetici (herpes simplex o citomegalovirus) ma per tutti gli altri virus si possono mettere in campo terapie di supporto per sostenere, in terapia intensiva nei casi più gravi, persone che hanno polmoni fortemente compromessi. L’importante è aver rimesso in moto, molto prima di quanto non sia avvenuto con l’epidemia di ebola in Congo che continua a mietere molte vittime, l’Unità di crisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha attivato i controlli negli aeroporti. Se in Cina sono veramente minimi nei paesi occidentali, in Italia a Fiumicino, sono già in atto e quindi, per esempio, si misura la febbre alle persone che arrivano da Wuhan. Si tratta di una città dove ci sono 11 milioni di abitanti e, pur essendo a me del tutto sconosciuta, si sono sparsi casi in Thailandia, negli Stati Uniti, in Corea… Siamo agli inizi e non sappiamo come evolverà, di certo fa meno morti della Sars”.

Come mai quasi tutti i nuovi virus nascono in Cina?

“Per il motivo a cui accennavo prima: la coabitazione molto stretta con animali. Sono zoonosi in quanto virus che nascono negli animali e nel caso del coronavirus non si è ancora trovato il serbatoio animale perché è appena stato identificato il virus. Per dire, la Mers, ai più sconosciuta, si è diffusa nella penisola arabica e il serbatoio era nei cammelli. Per identificare il furetto come serbatoio della Sars ci è voluto molto tempo. Non stiamo parlando di animali domestici ma per lo più di animali selvatici e nei mercati tradizionali cinesi la fauna selvatica è a stretto contatto con l’uomo: nel caso in cui l’essere umano sia immunodeficiente può avvenire questo salto di specie e acquisire la malattia dall’animale”.

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